
Due giorni fa, un tassista romano si è recato presso un meccanico autorizzato per sostituire la pompa della frizione della sua Fiat Stilo. All’inizio gli è stato montato un componente tenuto nel magazzino dell’autofficina (codice Fiat 55189157).
Questa operazione, costrinse il meccanico a posticipare di un giorno la consegna dell’auto. Per quale motivo? Semplice, il ricambio era difettoso!
Il tassista ci ha contattato fornendoci il codice del ricambio erroneamente montato sulla sua vettura. Attraverso il catalogo elettronico Kromeda ci siamo accorti che il codice del ricambio fornito dall’autoricambista era già stato precedentemente usato nei vecchi cataloghi Fiat.
Qui di seguito la sequenza cronologica dei codici del ricambio in questione:
- 55189157 (codice della pompa frizione fornita dall’autoricambista);
- 55189159;
- 55196184;
- 55196186;
- 55212401;
- 55212403;
- 55221357;
- 55221358;
- 55224028 (ultimo codice Fiat).
Il giorno seguente, il tassista mostra al meccanico la lista dei codici che da noi fornita (l’elenco di sopra). L’autofficina contatta immediatamente l’autoricambista per far presente l’inconveniente.
Ora, secondo voi, chi ha pagato la manodopera per il montaggio del ricambio con il codice vecchio (e quindi difettoso)?
Il meccanico non utilizzando un programmi di preventivazione non ha potuto contestare nulla al venditore di ricambi in quanto quest’ultimo sollevato da ogni responsabilità.
Con molta probabilità quella pompa frizione è rimasta stoccata per troppo tempo in magazzino (la cosa facilmente deducibile dalle guarnizioni interne completamente secche).
Nonostante tutto, il tassista ha pagato due volte la manodopera per lo stacco e riattacco del ricambio, cosa che non doveva accadere visto che era stata fornito dal meccanico e non dal cliente (cosa che invece accadde a quest’altro tassista).


