Scrivo questo nuovo articolo (sul blog e non su una rivista auto) per mettere in evidenza l’incapacità comunicative di molte aziende del settore automotive.
Hai capito bene! Parlerò di riviste auto, cioè dei soldi spesi per essere presenti con una o due pagine su uno dei tanti giornali di settore. Farò qualche esempio molto pratico che ti saranno di aiuto per capire più dettagliatamente, quali errori vengono commessi e soprattutto quanti soldi vengono buttati al vento.
Prendiamo come esempio delle aziende (non farò nessun nome) che producono componentistica frenante. Supponiamo che tutte spendano mediamente 5.000 euro per avere un articolo dove si parli di loro.
Chi leggerà mai questi articoli?
Forse qualche dirigente dell’autonoleggio, ma come sappiamo bene a loro conta di più il lato commerciale, cioè quanto sconto avranno incentivando sulla propria rete di officine il prodotto di quella casa.
Forse qualche ricambista, ma alla fine anche loro guardano di più il lato commerciale, tipo: «Quanto avrò di ricavo?»
Di sicuro non un’automobilista privato, che continuerà ad andare dal meccanico affidandosi ai prodotti presenti nel magazzino dell’officina, e non spenderà dei soldi per le riviste auto.
E’ valsa veramente la pena spendere quei 5.000 euro?
Supponiamo che oltre a quella rivista, il componentista abbia pagato altre quattro riviste auto. Risultato:
5.000 X 4 =20.000 euro
Tutto ciò per fare vedere alla concorrenza che anche loro sono bravi a spendere soldi (perchè alla fine questi articoli vengono letti solo da loro). Io che sono l’utente finale non avrò mai una spiegazione logica, che mi spinga ad andare dal meccanico e chiedere quella specifica marca di pattini freno.
Tutto questo perchè le informazioni non mi arrivano tramite gli strumenti che utilizzo solitamente.
Sei d’accordo con me?
Per renderti la cosa ancora più chiara ti dirò che ieri pomeriggio l’editoriale di una rivista di settore, mi ha chiesto di rinnovare l’abbonamento annuale al costo di € 12,00 e non più € 80,00.
Il motivo è semplice, nessuno compra più la carta, se l’utente vuole conoscere qualcosa se la va a cercare su internet.
Cosa troviamo attualmente su internet?
Siti istituzionali pieni di colori e scritte luminose, loghi belli in vista, ma la cosa peggiore è che per vederli bisogna digitare l’indirizzo per intero. Io trovo ridicolo che inserendo la parola “Decreto Monti“ su Google, escano i miei articoli e non le informazioni di un’azienda che produce ricambi omologati di primo equipaggiamento.
Per mantenere poi questi siti vivi, bisogna attendere spesso la disponibilità del programmatore, fatalità sempre occupato anche per piccolissime modifiche, che però vengono puntualmente pagate profumatamente.
I tempi di attesa per vedere il proprio sito on-line variano dai due ai sei mesi.
Il mio blog dopo una sola giornata, era già presente sulla rete, grazie alle tecniche SEO è attualmente visibile direttamente sulle prime pagine dei motori di ricerca.
Ma vogliamo invece parlare degli autonoleggi che mettono in vendita le proprie auto usate?
Ti accontento subito, basta scendere sotto la metro di Roma per vedere le pubblicità sui giornali che vengono regalati all’entrata, oppure sui cartelloni posizionati sotto la galleria. Pazzesco, se una persona prende la metro è perchè evidentemente non vuole morire nel traffico, forse non ha la patente, magari non ha la disponibilità economica per acquistare e mantenere un’auto.
La società di noleggio cosa fa? Propone il suo prodotto ad una clientela sbagliata!
Ma sarebbe anche una pessima idea pubblicare tutte le auto da vendere su una rivista specifica. Abbiamo visto come in questi ultimi anni molti quotidiani hanno diminuito le tirature dei propri giornali.
Le notizie fresche me le vado a leggere sul sito dell’Ansa!
Se questa è la massima espressione di marketing all’italiana, allora capisco perchè c’è crisi e tutti piangono.
Giuliano Cosimetti


