Lunga vita all’alternatore: consigli per evitare spiacevoli inconvenienti


Articolo scritto da Giuliano Cosimetti

Inizia la sua carriera nel settore automotive come operaio presso un’autofficina meccanica di Roma. Successivamente entra a far parte della Europcar occupandosi del controllo dei preventivi di carrozzeria e meccanica diventando - dopo nemmeno un anno - coordinatore del pool ispettori. Prosegue la sua carriera presso la ServiziAutoOnline (Saol) dove sviluppa il primo portale di meccanica online e una capillare rete di assistenza per alcune aziende del noleggio a lungo termine. Oggi è amministratore della GenesiSaw Srl dove si occupa principalmente di assistenza flotte aziendali e automobilisti privati. Puoi contattare Giuliano tramite: Facebook, Twitter, Linkedin.

L’alternatore di un’auto ha il compito di generare energia elettrica, indispensabile per il corretto funzionamento del motore, dell’impianto di illuminazione e degli accessori interni ed esterni.

Senza alternatore, la batteria della nostra macchina avrebbe vita breve. Per questo motivo la sua puleggia, viene collegata mediante una cinghia in gomma all’albero motore.

Lo scopo della batteria è di rifornire energia elettrica, ma solo per un breve periodo di tempo. Una volta acceso il motore, le due pulegge (albero motore/alternatore) iniziano a ruotare contemporaneamente permettendo all’alternatore di iniziare il suo lavoro, compreso quello di ricaricare la batteria.

Ogni giorno notiamo delle auto che rimangono in panne e occorre metterle in moto collegando la batteria con dei morsetti a un generatore di corrente o direttamente a un’altra auto.

Esistono delle vetture che hanno le luci di posizione che rimangono accese, anche una volta estratta la chiave dal blocchetto. Lasciando queste luci accese per tutta la notte scarichiamo la batteria.

Stessa cosa accade con la radio, le quattro frecce altri accessori in grado di assorbire energia dalla batteria.

Fornendo corrente elettrica dall’esterno, è possibile rimediare a questo genere di inconveniente, facendo sempre attenzione a dove e come colleghiamo i morsetti tra una batteria e l’altra.

Una volta messa in moto la macchina, l’alternatore inizia a rifornire la batteria di energia che viene immagazzinata.

Su molte vetture di ultima generazione è sconsigliato collegare le batterie o mettere in moto la macchina spingendola. C’è il rischio di danneggiare la centralina e catalizzatore. La cosa migliore da fare è chiamare un meccanico che, una volta smontata la batteria, la rimette in carica in officina.

L’alternatore è soggetto ad usura. La sua struttura è formata da un corpo fisso denominato statore e una parte mobile chiamata rotore.

All’interno di entrambe sono posizionati dei conduttori elettrici che formano due circuiti, dove uno crea il campo magnetico e l’altro diventa una sede di forza elettromotrice indotta.

Il tutto gira attorno a dei cuscinetti soggetti a usura. Per questo motivo si cerca di non tendere troppo la cinghia che collega alternatore e albero motore, l’eccessiva tensione può danneggiare i cuscinetti prima del previsto.

Un alternatore può durare una vita, ma come abbiamo visto esistono dei presupposti che ne possono compromettere la durata nel tempo. Una cinghia troppo tesa può danneggiare i cuscinetti e gli sbalzi di tensione possono bruciare lo statore.

Un meccanico in gamba durante la sostituzione delle cinghie, controlla sempre lo stato delle pulegge, perché spesso basta farle girare a mano per capire se sono bloccate o se emettono rumori strani.

Giuliano Cosimetti

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