Il filtro antiparticolato più che una innovazione, è diventato con il passare del tempo un incubo per molti automobilisti.
Doveva essere il sistema ideale per la salvaguardia dell’ambiente e invece, come ho spiegato in un precedente articolo, il filtro antiparticolato inquina molto più della classica marmitta catalitica.
Percorrendo circa 300 chilometri in mezzo al traffico locale, la marmitta si intasa e per liberarla occorre mettersi in strada a una velocità sostenuta, immettendo nuovamente nell’aria, tutte le impurità inizialmente bloccate.
Esistono in commercio degli additivi chimici per migliorare le prestazioni dei motori dotati di filtro FAP.
Coloro che riscontrano maggiori problemi con il filtro FAP, sono gli automobilisti che utilizzano l’auto raramente e per di più costantemente in mezzo al traffico urbano.
Mi rendo conto, discutendo con alcuni tassisti, della quasi totale assenza di casi di guasti legati al filtro antiparticolato. La loro fortuna infatti, è quella di poter percorrere frequentemente l’autostrada Roma-Fiumicino, a velocità sostenuta (rispetto all’andatura urbana) svuotando il filtro FAP.
Giuliano Cosimetti


