Negli ultimi 2 anni è aumentato il numero di autoriparatori affiliati a società di noleggio a lungo termine e compagnie di assicurazioni.
In Italia esistono circa 10 network creati per lavorare con queste aziende. Quasi tutti collegati a venditori e produttori di ricambi o specializzate in carrozzeria (quest’ultime oltre ai noleggi, lavorano per le compagnie di assicurazioni).
Riprendendo un articolo pubblicato su Il carrozziere intitolato “Ma cosa stiamo facendo…Harakiri?“, molti autoriparatori criticano i colleghi che firmano contratti per diventare fiduciari delle compagnie assicuratrici.
La stessa domanda ce la poniamo anche noi. Perché accettare queste collaborazioni nonostante le lamentele sui pagamenti, sui ricambi forniti esternamente e sulle tariffe orarie di manodopera dimezzate?
Molti temendo un calo del numero dei clienti privati, diventano “schiavi” di un partner troppe volte simile a un datore (meccanici e carrozzieri hanno una clientela composta per 80% da aziende di noleggio a lungo termine). E’ provato come questo rapporto non certo win-win spesso comporta una riparazione scadente delle auto ricoverate.
Ad esempio molti autoriparatori rifiutano i clienti che si presentano con i ricambi acquistati per proprio conto. In questo modo (secondo loro) non guadagnano adeguatamente. Strano, visto che lavorano per aziende di noleggio e compagnie di assicurazioni facendosi pagare solo la manodopera (dopo 60/90 giorni) dimezzata rispetto a quella applicata al cliente privato.
Facciamo ora un confronto con un cliente poco gradito nella capitale.
A Roma pochi meccanici lavorano per i tassisti, chiedendo solo il compenso della manodopera. Nella capitale circolano quasi 8.000 taxi che – acquistati i ricambi – si recano nelle officine “sponsorizzate” dai colleghi (classico ed efficace passaparola).
La maggior parte degli autoriparatori non vuole trattare con i tassisti, accusandoli di pretendere una riparazione “lampo”.
Se non erro, anche le aziende di noleggio a lungo termine – mediante contratto – pretendono un preventivo non oltre le 2 ore dall’ingresso dell’auto in officina. Una volta ricevuta l’autorizzazione a procedere, l’autoriparatore è costretto a sospendere gli interventi sulle altre auto per dedicarsi a quella del “partner” (in questo modo accelera i tempi di riconsegna dell’auto sostitutiva).
Il tassista va gestito fissando appuntamenti solo per i lavori più importanti. Per via della turnazione, un taxi lavora di mattina o pomeriggio (escludendo i turni notturni). Solitamente per la manutenzione ordinaria basta mezza giornata (tagliandi, freni, ecc.). Quando il taxi rientra dal turno di notte, addirittura può rimanere tutto il giorno a disposizione del meccanico.
Dov’è il problema? Perché continuano a rifiutare questo cliente per dare spazio alle aziende del noleggio a lungo termine? Quest’ultime, lo ripeto, da contratto non garantiscono nemmeno la canalizzazione delle auto in officina. Se questo avviene, è solo grazie a delle royalties che l’autoriparatore versa alle aziende di noleggio e alle compagnie di assicurazione.
Ho voluto fare un confronto con i tassisti di Roma e i noleggi perché in città (per entrambi i casi) abbiamo un altissimo numero di veicoli. La stessa cosa avviene prendendo come campione altre due metropoli: Milano e Torino.
Nelle provincie più piccole, diventare fiduciario di un privato è semplice salvo quando ci sono stazioni di noleggio a breve termine oppure imprese che usano il noleggio a lungo termine. In questi casi occorre molta fortuna.
Per fidelizzare i clienti privati la strada da percorrere è quella delle fidelity card. Qualche carrozziere già le utilizza regalando trattamenti di lucidatura. Esistono anche aziende che – supportando l’autoriparatore attraverso delle card – conquistano il gradimento degli automobilisti (se vi interessa questo argomento, scriveteci attraverso il modulo contatto).
Conclusioni
In questo periodo di crisi, non bisogna trascurare nessun genere di cliente. La cosa più importante è cercare delle collaborazioni prolifere che – conti alla mano – garantiscono un ritorno economico sufficiente a coprire quanto meno i costi di gestione (oltre a rendere un’utile).


